In ricordo di mio padre , dedico a lui questa pagina .  VII Divisione autonoma “Monferrato ” un raggruppamento di partigiani delle nostre colline che ha contribuito alla liberazione di Torino dal nazifascismo  ; le informazioni che sono scritte sono prese qua e la citando la fonte,

buona lettura

Il 28 aprile 1945 la città di Torino fu liberata dalle forze partigiane, prime fra le quali furono le Brigate della VII Divisione autonoma “Monferrato” che vi erano entrate il giorno innanzi: l’operazione costituì, per questa Divisione, il coronamento dell’attività svolta, sin dai primi mesi del 1944, nel basso Piemonte contro i nazifascisti. Era stato il tenente di complemento del Corpo Automobilistico dell’Esercito italiano Carlo Gabriele Cotta, conte di Robella (“Gabriele”) già comandante della 105^ Brigata autonoma “Generale Perotti”, con l’aiuto del fratello Sergio (“Sergio”) e di Luigi Radicati, marchese di Brozolo (“Vittorio”) a porre le basi, nel Monferrato, di un gruppo di giovani renitenti alla leva per lotta contro il fascismo: a questo gruppo si unirono, in breve, contadini, militari sbandati, stranieri e anche due medici ebrei che giunsero a formare l’organico di una Divisione (circa 1.300 uomini) che, nel marzo 1944, prese nome di “VII Divisione autonoma Monferrato “ con sede a Cocconato d’Asti, al comando di “Gabriele”. La Divisione venne strutturata su 4 Brigate (I^ Arditi “Ermanno Consolo” con 4 Battaglioni al comando di Eugenio Ceria “Geni” ; II^ “Enrico Tumino” con 6 Battaglioni al comando di Sergio Cotta “Sergio”; III^ “Nazareno Lazzarini” con 3 Battaglioni al comando di Alberto Della Valle “Giusto” ; e IV^ “Evasio Rossi” con 4 Battaglioni e 3 Distaccamenti al comando di Giovanni Capra (“Marco”)), cui si sarebbero unite, nel marzo 1945, la 105^ Brigata “Generale Perotti” proveniente dalla Val Pellice, al comando di Carlo Minervini “Carlo” e la Brigata garibaldina “Moro” proveniente dalle Langhe. La Divisione venne a far parte della VIII Zona al comando dell’ufficiale di cavalleria Pompeo Colaianni (“Nicola Barbato”) comandante delle Brigate Garibaldi della Valle del Po.

Numerose e significative furono le azioni effettuate dalla Divisione Monferrato dalla primavera del 1944, dopo la chiamata alle armi decretata dalla Repubblica Sociale fascista nel mese di marzo e la strage compiuta dai nazifascisti a Villadeati il 9 ottobre 1943, nella quale erano stati fucilati per rappresaglia dieci civili innocenti, fra cui il parroco don Ernesto Camurati che si era offerto al posto di un padre di famiglia. Fra le azioni compiute dalla Divisione – che compresero combattimenti a fuoco a Marcorengo, Sulpiano, Ozzano e Moncestino contro trasporti di truppe fasciste – si ricordano quelle realizzate dalla I^ Brigata, che il 20/9/1944 attaccò col 4° battaglione la polveriera di Asti e tre giorni dopo quella di Solero, danneggiandole; il posto di blocco fascista sul ponte di Trino (febbraio 1945) e le locali carceri (marzo 1945) liberandone i detenuti. Più numerose e importanti furono quelle della II^ Brigata che, nel 1944, assalì, con il 3° battaglione, il ponte sul Po a Crescentino (6/4), i ponti ferroviari sul Po di Chivasso (29/7) e di Saluggia. (9/10), le linee ferroviarie Chivasso – Asti (25/8), Torino – Milano (18/9) e Torino – Casale /30/9) danneggiandole e, col 5° battaglione, affrontò, annientandolo, il posto di blocco fascista a Cavagnolo /13/3), e le caserme della Guardia Nazionale Repubblicana (G.N.R.) di Saluggia (23/3) e di Valle Cerrina (7/7) . La III^ Brigata combattè contro Compagnie della G.N.R. a Ozzano (6/6), a Madonna di Serralunga (10/9), a Scurzolengo e a Moncalvo ( febbraio 1945) e attaccò il posto di blocco repubblicano alle porte di Asti ( 10/9), e due autotreni di truppe fasciste a Pirenta S.Alfero (15/8) facendo prigionieri. La IV^ Brigata distrusse un tratto della ferrovia Asti – Mortara a Guazzolo (15/9) ed effettuò imboscate e pose mine lungo le strade della zona nei mesi di settembre/ottobre del 1944. Nel corso di tutte queste operazioni ebbero luogo scontri a fuoco con truppe nazifasciste che causarono morti e feriti fra i partigiani. Ma la più importante azione della Divisione fu l’ingresso, per prima, nella città di Torino il 27 aprile. Ricordiamo che l’inizio dell’operazione era stata programmata per il giorno 26 aprile, a seguito dello invio, il 24 aprile, dal Comitato militare regionale piemontese del Comitato di Liberazione Nazionale inviato a tutti i Comandi partigiani di zona ed ai Comandi S.A.P. (Squadre azione patriottica) del comunicato convenuto E 27 “Aldo dice 26 per 1” a significare che l’insurrezione avrebbe dovuto aver inizio il giorno 26 alle ore 1 di notte. Le S.A.P., che da tempo avevano operato nelle fabbriche torinesi con scioperi e sabotaggi, entrarono immediatamente in azione in città all’alba del 26 e, entro tre giorni, occuparono le Officine FIAT Lingotto e Grandi Motori e quelle Lancia e Viberti, le Ferriere piemontesi, le Officine Meccaniche Torino, la fabbrica Westinghouse, le Stazioni ferroviarie Porta Nuova e Dora, la Aeritalia, la Casa della G.I.L. (Gioventù Italiana del Littorio), le Caserme di Corso Valdocco, di via Montenero e di via Asti e le Carceri Nuove. Il Comandante della Divisione “Monferrato”, a seguito del comunicato E 27, aveva ordinato a tutte le Brigate di riunirsi completamente armate presso la sede di Cocconato entro il giorno 25,e, per l’avvicinamento a Torino, aveva stabilito, per non attirare l’attenzione dei nazifascisti con una formazione troppo consistente, la suddivisione della Divisione in tre colonne separate, la prima delle quali avrebbe compreso la III^ e la IV^ Brigata e la Brigata garibaldina “Moro”, la seconda la II^ Brigata e la terza la I^ Brigata e la autonoma “Perotti”. La marcia delle colonne verso la città ebbe inizio alle ore 6 del 26 aprile: la prima colonna puntò su San Mauro che raggiunse a sera; la seconda si diresse su Gassino e vi si fermò e la terza raggiunse Sassi ove era stato stabilito il punto di ritrovo di tutta la Divisione. All’alba del 27 la prima e la seconda colonna si misero in marcia alla volta di Sassi ove giunsero nel pomeriggio dopo che la I^ Brigata aveva provveduto a occupare il ponte sul Po : secondo il piano stabilito a Cocconato, ogni Brigata, da quel momento, partendo da Sassi, avrebbe operato autonomamente in funzione della propria destinazione. La I^ Brigata si mosse e andò ad occupare le città di Trino e Vercelli insieme ad altre Divisioni; la IV^ si diresse su Casale, mentre la Brigata “Moro” puntò su Chivasso : alla II^, alla III^ e alla Brigata “Perotti” sarebbero toccate l’occupazione di Chieri e di Torino. 

Nella notte tra il 27 e il 28 un battaglione della II^ Brigata effettuò una audace puntata esplorativa da Sassi verso Torino giungendo sino a Piazza Castello senza incontrare alcuno, per verificare la consistenza e l’ubicazione delle forze nazifasciste in città e constatò che le truppe tedesche di stanza avevano lasciato la città con i loro mezzi corazzati, dirigendosi verso Grugliasco ove giorni prima era giunta una forte formazione tedesca al comando del generale Schlemmer ( che avrebbe poi compiuto una strage di cittadini – 67 uccisi – dopo tre giorni). Sulla base di queste informazioni, all’alba del 28, mentre la I^ e la IV^ Brigata partivano per le loro destinazioni, la III^ e la “Perotti” passarono il ponte di Sassi e, occupato Chieri, entrarono per prime nel circondario del capoluogo e quindi, lungo via Bava, piazza Vittorio e via Po giunsero – senza trovare ostacoli – in Piazza Castello alle ore 10 e si attestarono tra il monumento al Duca d’Aosta e Palazzo Madama. La II^ Brigata superò il ponte alle 8 e, lungo via Vanchiglia, via Verdi (ove occupò facilmente l’omonima Caserma presa di sorpresa) e i Giardini Reali, raggiunse piazza Castello alle 12 unendosi alle altre due Brigate ed entrando nel Palazzo Madama e nella Prefettura. Nella tarda mattinata vennero occupate la Torre Littoria in piazza Castello, la Scuola d’Artiglieria e la Caserma Cernaia e, più tardi, anche le Caserme De Sonnaz, Bergia, Podgora e quella di via Arsenale. In queste operazioni si distinsero particolarmente i battaglioni “Perotto”, “Brusa” e “Dappiano”. La III^ Brigata, superato il ponte alle 9, seguendo corso Belgio, corso Regina Margherita e via Montebello, occupò alle 11 l’E.I.A.R., sede della radio, la Mole Antonelliana, la Caserma dei Vigili del Fuoco, le sedi della Società telefonica S.T.I.P.E.L. e della idroelettica S.I.P. Nel corso di queste operazioni ebbero luogo scontri a fuoco con le truppe fasciste asserragliate nelle loro sedi con nuovi caduti e feriti tra le file partigiane e cattura di prigionieri, di mezzi semoventi, autocarri e carri armati (sul frontale di uno di questi venne scritto “W la Monferrato”). Alle 12 del 28 aprile il Comando partigiano di piazza – che dalla sede presso la conceria Fiorio si era trasferito nei locali della Prefettura – emanò un comunicato col quale dichiarava che “le operazioni per la liberazione della città di Torino erano terminate”, anche se, in centro e in alcuni rioni, alcuni nuclei di “cecchini” fascisti sparavano ancora sulla popolazione (annullati entro il giorno 29). Alle 15 nei locali della Prefettura avvenne l’incontro ufficiale tra il Comandante della “Monferrato” “Gabriele” e il generale Alessandro Trabucchi, Comandante generale unico di tutte le operazioni partigiane. 

Il 30 aprile un corteo di partigiani e di popolo accompagnò lungo corso Regina Margherita e corso Novara sino al Cimitero Monumentale i feretri dei partigiani caduti e il 6 maggio una imponente manifestazione di popolo invase via Po e i viali cittadini diretta Piazza Vittorio ove si incontrarono i componenti del Comitato Liberazione Nazionale e i comandati delle formazioni partigiane mentre sulla Torre Littoria, in piazza Castello, sventolava il tricolore senza corona sabauda.

Nella liberazione di Torino erano caduti, tra il 24 e il 29 aprile, 324 uomini tra partigiani, membri S.A.P. e civili : della Divisione “Monferrato” i morti erano stati 34, i feriti 82 e 28 le medaglie al valore di cui 9 d’argento e 19 di bronzo.

Gustavo Ottolenghi

25 APRILE. La VII Divisione Autonoma “Monferrato” e la liberazione della città di Torino.

Settantacinque anni sono trascorsi da quando Sandro Pertini a Milano proclamava lo sciopero generale e di fatto dava il via all’insurrezione contro il nazi-fascismo decisa dal CNLAI – Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia e dal CVL – Corpo Volontari della Libertà, i due organismi che avevano guidato la Resistenza non senza contrasti e divisioni ma, almeno in quel momento con un unico solo scopo: liberare e ridare dignità all’Italia, mortificata da vent’anni di dittatura e distrutta da una guerra voluta dal regime mussoliniano.

Come nel suo stile le parole di Pertini furono secche è chiare: “Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire”.

Anche in Piemonte il 24 aprile il Comando militare regionale piemontese dava l’ordine di insurrezione, a partire dall’1 del 26 aprile, con le celebri parole d’ordine “Aldo dice 26 x1”.

Nella notte tra il 25 e il 26 aprile aveva inizio la Liberazione di Torino, destinata a concludersi nel giro di pochi giorni, prima dell’arrivo delle truppe alleate; Torino si liberò da sola e questo serva a confutare chi sostiene che il ruolo della Resistenza nella Liberazione sia stato irrilevante e che senza gli alleati l’Italia non avrebbe sconfitto il nazi-fascismo.

Tra le formazioni partigiane che entrarono in Torino un ruolo di rilievo lo svolse la VII Divisione Autonoma “Monferrato”, comandata dai fratelli Carlo “Gabriele” e Sergio Cotta.

Agli ordini del vice comandante Renato Borello “Renato” il 26 mattina la II Brigata “Enrico Tumino” parte da Cocconato, di essa ne fanno parte numerosi partigiani della collina tra cui Lorenzo Vai “Renzo”Giovanni Carpegna ”Guerrino”Antonio  Bergoglio (Gigi)Ettore Balzola “Tette”.

Dopo aver costretto alla resa il Presidio di Cimena, le formazioni partigiane occupano Sassi, presidiano il Ponte sul Po e occupano la caserma di Via Asti dove trovano forte resistenza. Da Via Vanchiglia si dirigono in Piazza Vittorio e occupano le caserme di Via Verdi e quindi la Prefettura in Piazza Castello. Durante la giornata del 28 aprile la Monferrato occupa e costringe alla resa la caserma Cernaia e la caserma dell’Arsenale, quindi le caserme Bergia e Podgora di Piazza Carlina prese in possesso dal comandante della polizia di Divisione Tommaso Ciravegna “Tommy”. Alle ore 12 del 28 aprile le operazioni sono terminate e Torino e libera anche se in Via Po, P. zza Castello e Via Pietro Micca continua l’opera dei cecchini che, nonostante la battaglia sia terminata, continuano a sparare dagli abbaini non solo sui soldati in armi ma anche sulla popolazione civile. A mezzogiorno le operazioni sono concluse e Torino, la Torino di Gramsci, di Gobetti, dei martiri del Martinetto e di tanti partigiani caduti in battaglia, è finalmente libera.

Il 6 maggio 1945 in P. zza Vittorio, alla presenza di una grande folla, la VII Monferrato riceveva insieme alle altre formazioni partigiane gli onori militari dei loro comandanti.

Claudio Borio

22 APRILE 2021 DI ROBELLA

L’attacco a Torino delle forze partigiane 25-26 Aprile 1945

Documenti dell’Archivio della VII Divisione Autonoma Monferrato

L’avvicinarsi del 25 Aprile spinge a ricordare ancora le vicende che tra l’inizio del 1944 e la liberazione di Torino videro l’intensa attività nelle colline intorno a Robella dei partigiani della VII Divisione Autonoma Monferrato. Come dice il nome, a differenza delle brigate “Garibaldi”, “Matteotti” e “GL”, la “Monferrato” era una formazione partigiana non partitica; ciò che univa i giovani che con sprezzo del pericolo ne facevano parte era il desiderio di contribuire alla liberazione dei propri paesi e dell’Italia dall’occupazione nazi-fascista. Come mostrano alcuni documenti dell’archivio della Divisione la sua zona di azione corrispondeva grosso modo al triangolo Chivasso-Asti-Casale. Le colline boscose sulla destra del Po’ offrivano un terreno favorevole per nascondersi e poi partire da lì per rapide incursioni sulle importanti vie di comunicazione stradali e ferroviarie della zona.  Fu cura dei suoi comandi stabilire precisi accordi con altre formazioni per evitare incidenti e coordinare la propria azione.

Accordo territoriale tra formazioni partigiane

  • Tattiche di difesa

Nei primi mesi del ‘45 la Divisione deve affrontare un nuovo rastrellamento. I partigiani si disperdono, nascondono le armi. Finito il rastrellamento l’attività della Divisione continua. Come sempre la tattica è quella di non fare resistenza frontale, ma condurre brevi attacchi di sorpresa e poi ritirarsi di fronte a forze superiori

Le azioni condotte sono di molti tipi: posti di blocco per cattura di militari nemici (per effettuare scambi di prigionieri), acquisizione

Finalmente arriva il tanto atteso momento della battaglia finale. Alla fine di aprile il Comando del CLN e degli alleati danno il via all’attacco verso Torino.

Il 24 Aprile il Comando della “Monferrato” ordina a tutti i reparti della divisione (ormai articolata in 4 brigate e dotata di armamenti piuttosto consistenti) di concentrarsi a Cocconato con tutti i mezzi di trasporto e con viveri per tre giorni.

  • Ordine di attacco a Torino
  • Alcune azioni nell’Aprile del ’45

L’attacco si svolge su diversi fronti. Una parte della divisione si dirige verso San Mauro per entrare poi da lì a Torino. Un’altra colonna va verso Chivasso per intercettare le truppe nemiche in fuga.

Finalmente Torino è liberata e c’è tempo per la foto ricordo con il carro armato della Monferrato catturato ai nemici!

25 Aprile 2013

Il Comune di Brusasco ricorda il 68esimo Anniversario della Liberazione

VII Divisione Monferrato era un groppo partigiano delle nostre colline che parteciparono

alla liberazione di Torino il 25 aprile 1945

il motto dei nostri partigiani TOCA PA’ L’ MONFRA

copertina del libro a loro dedicato

Foto del gruppo rimasto nel 1990 , sono presenti due abitanti di Castagneto Po : Battistino e Palmiro

Foto di gruppo in via Po a Torino 27 aprile 1945

Partigiani sotto i portici di via Roma a Torino 27 aprile 1945 

Per non dimenticare mai, quello che hanno fatto i nostri padri e i vostri nonni per darci questa libertà,

 che oggi spesso noi non riconosciamo.

Comportandoci come se nulla di tutto ciò fosse successo